Barthelemy
Formentelli

 

Nuovi Organi
Restauri

Note Biografiche
 

aggiornate a maggio 2015 da Barthelemy Formentelli
 

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BARTOLOMEO FORMENTELLI, ORGANARO E CEMBALARO

BIOGRAFIA

LA GIOVINEZZA

Bartolomeo Formentelli è nato nell'anno 1939 a Courquetaine, nelle vicinanze di Chaumes-en-Brie, da genitori italiani provenienti dalla Valcamonica.

Il Parroco del villaggio natale, il Canonico Marcel Thomas che aveva diretto il Coro della Cattedrale di Meaux, gli impartì i primi rudimenti del Canto e della tastiera.

All'età di quattordici anni si risolse di divenire ad ogni costo Organaro iniziando il mestiere come apprendista, grazie forse a misteriose relazioni tra Corquetaine (antico feudo dei Couperin) e Brescia, patria degli Antegnati, famosi costruttori di Organi italiani.

Dopo due anni di apprendistato tradizionale di falegnameria a Parigi, B.F. entrò  nell'antica Ditta Gonzalez situata nella periferia parigina dove rimase 7 anni a stretto contatto degli ultimi maestri organari depositari della tradizione. In seguito passò due anni nel Jura presso i Maestri organari Hartmann e Bougarel, imbevendosi nel contempo delle sonorità dell'antico e maestoso strumento della Cattedrale di Dõle, costruito nella seconda metà del XVIII secolo da Karl Riepp.

Appena ventenne, BF restaurò l'organo di Danmarie-les-lys presso Melun, che ebbe il privilegio di essere inaugurato da André Marchal e Jean Wallet. In seguito intraprese il Grand Tour italiano alla ricerca delle ricchezze strumentali dimenticate o disconosciute dei grandi strumenti del passato che gli rivelarono le sonorità argentine da lui inconsciamente  immaginate e desiderate.

Questa ricerca lo portò agli inizi del 1964 ad istallarsi nel cuore della Valpolicella, fascinosa vallata dalle "dolci colline tornite" nei pressi di Verona, incoraggiato da Luigi Ferdinando Tagliavini, Francesco Saverio Colamarino, Don Albino Turra etc.... Convolato a nozze con una ragazza Portoghese, appassionata studiosa di Canto Gregoriano, che gli donò tre figli, BF si abbeverò al genio laborioso, muto e tenace di questa fertile vallata che risvegliava nel suo animo gli echi e gli stimoli delle sue origini montanare e che gli offrì la sorgente cui si abbeverò per ispirarsi efficacemente, nel solco della più pura tradizione artigianale, la sua creatività e la sua poetica sonora.

In questa estensione mediterranea l'incontro con il musicista Sergio Vartolo lo incoraggerà verso la concezione e la costruzione di strumenti storici a tastiera. A tutt'oggi BF ha restaurato o costruito circa 300 organi, 120 clavicembali, più di 20 fortepiani oltre a virginali, spinette, clavocordi, regali, organetti e piani automatici, organi orologio etc...

LA CONCEZIONE DELL'ARTE ORGANARIA SECONDO BF.

Nel proprio laboratorio artigianale BF ha messo a punto metodi lavorativi in totale differenza culturale e concettuale con i metodi industriali costruttivi. Le Case Organarie in generale, per ridurre i costi e sopravvivere, riducono radicalmente le pratiche costruttive basate sull'individualità artigianale e sulla qualità dei materiali. In tale prospettiva delegano a fornitori esterni l'elaborazione delle materie prime per la costruzione delle parti costitutive degli strumenti, a partire dalle canne che così vengono prodotte in serie e standardizzate per finire con l'utensileria stessa che il vero artigiano forgia e costruisce secondo le proprie necessità. Necessariamente si perdono il sapere, il gesto, la disciplina e l'ispirazione che sono proprie dell'artigianato artistico come hanno ben analizzato pensatori e scrittori quali John Ruskin e Simone Weil.

BF al contrario ha scelto di seguire i principi dell'Organaria Classica che ci sono stati trasmessi dai grandi Trattati Enciclopedici e pratici del XVIII secolo, il principale dei quali è "l'Art du Facteur d'Orgue" scritto dal Benedettino Dom  François Bédos de Celles.

Di conseguenza BF costruisce organi a trasmissione meccanica sia per i registri che per le tastiere incarnando sia per l'armonia che per la tecnica costruttiva lo spirito delle regole dell'Organaria classica.

All'accusa di "formentellizzazione" nel restauro dell'armonia degli strumenti storici BF oppone sic et simpliciter le 7 qualità di armonizzazione elencate da Dom Bèdos, l'equivalente nell'Organaria a J. S. Bach nella creazione musicale. Pur nella apparente opposizione che le fa apparire degli ossimori eccole qui esposte: "l'Armonia deve essere sonora, dolce, brillante, delicata, squillante, tenera e netta.

Di conseguenza BF armonizza i propri strumenti nuovi con un'armonia a lui propria che lo differenzia dalla gran parte dei colleghi proprio per la sua aderenza ai principi di Dom Bédos che come Pitagora crede fermamente all'armonia strumentale "come un giusto equilibrio di qualità contrarie". Citazione che si ritrova quasi con le stesse parole presso l'organaro G. Corsi di Genova (1738):

« Ho appreso di intonare tutte le canne bisognose in maniera che diano fuori voce ben chiara e netta e non fosca, vigorosa e non fiacca, argentina e  non bozza, voce infine che esca dalle canne tutte quante col suo vero frangente senza scivolare, al quale effetto alle canne che abbiano denti o sia tagli nella parte anteriore della loro linguetta, ho da fare tutta la diligenza per levarglieli ad effetto di restituire loro il frangente”.

Durante l'Inverno del 2008 un gruppo di musicisti/musicologi (tra i quali F. S.Colamarino, H. Jourdan tra gli altri) hanno visitato l'Organo Baumeister 1732 dell'Abbazia di Mahingen in Baviera, strumento pervenutoci (caso unico in Germania) praticamente inalterato almeno dall'epoca napoleonica di cui riporta i sigilli che ne avevano bloccato l'accesso. Questa circostanza ha fatto sì che si possa ascoltare un timbro reale di uno strumento antico inalterato, caratterizzato da un suono vivo, profondo, imperioso, suggestivo di grande ricchezza armonica sorprendentemente soave, analogamente alle qualità sonore degli organi di BF.

Tale strumento è all'estremo opposto dell'estetica attuale che riducono la canna d'organo ad un semplice generatore della nota fondamentale a tutto detrimento del timbro che ne viene irrimediabilemnete oscurato annientando in tal modo l'armonia generale ed intrinseca dei registri snaturandone il carattere proprio.

Obsoleto oggetto del contendere riguarda l'impiego dei denti nell'armonizzazione, impiego che BF rigetta in toto sulla scia dei dettami di Dom Bédos nel cui Trattato, come in quelli di altri Maestri antichi, non figura in nessun luogo tale pratica. Al contrario si insiste fermamente affinchè le anime sia tranciate nettamente e che la bocca per i registri di Montre e Prestant sia alta un quinto della larghezza e che l’on n’en retranchera qu’à la dernière extrémité.

Per quanto riguarda le tracce di denti originali ritrovate in alcuni strumenti italiani antichi BF è ben cosciente che ciò rispecchia l'adeguamento al Canto sia da Chiesa che da Teatro cui ben presto l'organo è stato piegato.

Accanto al Trattato di Dom Bédos si affianca, non meno importante e impositivo, "l'Art du Menuisier, de l'Ebeniste e Carossier" del contemporaneo Mr. Roubo figlio. La totalità degli insegnamenti di questi due Trattati, unici nella storia dell'Umanità, rivive oggi grazie all'artista franco-italiano BF nel suo capolavoro: l'Organo Pontificio dom Bèdos-Roubo terminato nel 2010, in occasione del trecentesimo della nascita di Dom Bédos, ed installato nella Chiesa di S. Domenico, a Rieti (70 Km. da Roma).

Le altre fonti utilizzate da BF sono i 4 Libri dell'Architettura di Palladio, le Vite di Vasari, le Lettere di Serassi e Lingiardi, la Vita di B. Cellini, l'Art de Toucher le clavecin di F. Couperin con le molte altre opere che vi fanno riferimento

 LE OPERE

Durante i primi anni italiani, l'ansia di elaborare metodi di lavoro ispirati ai grandi trattati ha determinato periodi poco fìiorenti dal punto di vista economico per il laboratorio artigiano. Ma grazie alla forza e ai doni artistici di cui è dotato, ampiamente manifestatisi in particolare all'estero, tra i numerosi lavoro confidatigli spicca la restituzione al primitivo splendore del capolavoro del XVIII secolo di Chr. Moucherel nella Cattedrale di Albi, meraviglioso strumento a 5 tastiere e pedale citato come il più grande organo classico francese, il cui restauro ha ottenuto alta stima e consensi da Xavier Darasse e J-P. Decavéle. L'artista ha raccolto la sfida della ricostruzione ottenendo un pieno successo nella restituzione dell'organo agli antichi splendori dopo la decadenza in cui era stato abbandonato nel corso del XIX secolo. Oggi il Moucherel risuona in tutto la sua fulgida sonorità, eleganza e dolcezza.

Ma i lavori di BF sono numerosi anche in Italia. Le sonorità dolci/amare, espressive e mai realizzate in tempi moderni delle sue armonizzazioni possono essere ascoltate a Roma (Organo Monumentale del Giubileo in S. Maria degli Angeli, S. Giovanni in Laterano in cui è tornato a risuonare il famoso Luca Blasi del XVI secolo).

L'EREDITA'

Uno dei figli di BF, Michel Octave, segue le orme del padre ed ha installato il suo proprio laboratorio nelle Marche, a Camerino, ove restaura numerosi organi storici della regione. Ultimamente ha acquisito anche la Saby Orgues nelle regione della Drome, in Francia. Un altro figlio, Daniel, è prima viola solista all'Opéra di Lione. La figlia Claude Marguerite, oltre che efficace e preziosa collaboratrice nella bottega, ha sviluppato un'attività di pregio nell'elaborazione di prodotti artigianali di cucina per ricevimenti per matrimoni, festeggiamenti e congressi presso la sua vasta proprietà denominata Villa Fascinato a Legnago.

BF INTERPRETE

BF è anche un interprete raffinato: egli è uno dei pochi organari che, oltre a costruire strumenti, li suona con stile rigoroso, esigente ed in maniera sorprendentemente professionale. Egli pratica con la più grande attenzione quanto insegna F. Couperin nel suo Trattato "l'Art de toucher le clavecin" per ottenere un'elegante fluidità dell'armonia, nè staccata, nè legata ma articolata come nell'eccellente disciplina del canto umano. Essa è apprezzata da coloro che gioiscono per "la bella esecuzione" (articolata, delirante, espressiva e graziosamente cadenzata secondo quanto suggerito da F. Couperin), e da coloro che hanno gusti squisiti e che preferiscono ciò che li commuove a ciò che li meraviglia.

L'APOTEOSI DEL GUSTO CLASSIQUE FRANCESE: IL DOM BéDOS DI RIETI

BF ha messo al culmine della propria ambizione artistica l'obiettivo di unire i dettami dei due grandi Trattati: organaria e lavorazione della parte lignea. In altre parole di costruire l'organo ideale finora mai costruito, quello per intenderci concepito ma mai realizzato da Dom Bédos per la morte sopraggiunta. Ora Rieti può vantarsi di avere uno dei più grandi Monumenti dell'Arte Organaria. Suscita meraviglia che prima di consegnare alla Storia un organo francese in Italia BF abbia realizzato esattamente il contrario a Manigod, nel Carmel de la Paix a Mazille, vicino a Cluny in Francia, a Ste Jeanne de Chantal a Ginevra etc…, costruendo questi splendidi strumenti nel gusto italiano, in una perfetta simmetria.

Oggi il capolavoro dei "resuscitati" Dom Bédos e Roubo, realizzazione unica nel suo genere dalla Rivoluzione Francese, si impone maestosamente nella Chiesa romanica di S. Domenico, riportata ai fasti originari, dopo un lungo periodo di   che l'aveva portata quasi alla rovina. Qualcuno obietterà l'incoerenza di un organo barocco francese in una Basilica italiana del XIII secolo, ma lo strumento stesso impone le sue motivazioni grazie all'imponente effetto sonoro e visivo.

UN DESTINO PARADOSSALE

Si potrebbe pensare che una tale riuscita sia relativa, in quanto l'Organo di Rieti testimonierebbe una eccessiva fedeltà ai modelli antichi, ad un'estetica classica univoca e che sia piuttosto un'impresa archeologica, per quanto di felice riuscita. Tale osservazione rivela un'incomprensione di fondo di ciò che è stato concepito a Rieti ed una mentalità ristretta propria del formalismo di un docente di Estetica. Tale strumento non può essere circoscritto ad una categoria stilistica limitata ad un preciso periodo storico ed alle regole strettamente imposte di un Trattato, seppur di alte personalità quali furono Dom Bédos e Roubo.

Anzi lo stesso Dom Bédos  afferma che non è importante seguire "in tutto le regole artistiche" al di là dell'operazione meccanica ma è essenziale "la conoscenza ed il gusto deciso dell'armonia strumentale a cui tutto il resto è subordinato". Tale armonia non è soggetta alle regole cui si adegua la meccanica ma bensì ai "voli del proprio genio". L'una relizzerà "un'armonia maschia, fiera, vigorosa, brillante mentre l'altra avrà come sua qualità predominante un'armonia più dolce, tenera, fine, vellutata". In altri termini l'armonia trascende le regole, le scuole, le indicazioni e si afferma come l'incontro del genio personale unico e dell'assoluto musicale sognato, ed è sempre l'armonia che fornisce allo strumento l'anima come sola misura autentica di qualità. Ecco quindi come l'accusa di archeologia e filologia non colga l'essenziale.

La sonorità fresca, chiara, vigorosa, dolce, soave, brillante, possente dell'organo di Rieti riflette l'unicità di una personalità artistica piuttosto che il pedissequo adeguamento ad un passato. L' ascendenza italiana specifica fa lampeggiare nelle sonorità misurate del classicismo francese le vibrazioni dinamiche di un moderno Tintoretto il che spiega l'esigenza esclusiva della trasmissione meccanica sospesa che offre un tocco ed un attacco diretti da parte della personalità dell'esecutore al contrario della trasmissione elettrica ed altre consimili, comode sì ma neutre ed impersonali.

Ciò risulta evidente e senza alcun passatismo nel tocco vivo, sensibile ed esatto in armonia con la struttura globale dello strumento e richiama, al di là delle gravi involuzioni sonore del sinfonismo romantico, la vocazione liturgica dell'organo cadute nell'oblio cui l'hanno confinato le numerose ideologie moderne grazie anche alla scarsa qualità musicale della Liturgia post-conciliare.

Solo l'arte musicale dell'epoca barocca unita ad un temperamento moderno può reagire al degrado musicale della Chiesa d'oggi  ed al naufragio dell'anima umana annegata nel consumismo globalizzante e solo il lavoro paziente che rende malleabile il legno ed il metallo valorizzati nelle loro alte potenzialità ne rende attuali le qualità sovratemporali.

Questo è lo scopo e la finalità di quanto BF ha intrapreso, realizzando l'unità dell'arte strettamente associata alla semplicità originale del materiale scelto con il gesto umano artigianale grazie all'intuizione sensibile di un infinito che coglie l'intimo della vita musicale, là dove, come scrive Philippa Charru, "il lontano diviene vicino", là dove il Verbo viene dichiarato e offerto.

Il temperamento creatore è quello irriducibile di un creatore di Organi spinto dal suo proprio "daimon" a rigettare categoricamente molti aspetti del mondo moderno (ed in particolare quelli che dilapidano l'idea stessa di disciplina o di senso) a tutto vantaggio di una meditazione e di una pratica costante delle grandi realizzazioni della cultura europea, mediterraneain particolare. Ma è anche il temperamento di un artista che conosce ed ama il mondo moderno, il suo movimento ed il suo rumore, come testimoniano le sue missioni di restauro e di creazione percorrendo le vie dell'Europa col suo furgone e la sua passione per la motocicletta.

Personalità paradossale, quindi, che dialoga con Bach e Dom Bédos ma anche con dei campioni motociclisti come Tarquinio Provini o Valentino Rossi e che si accosta, per il comune gusto del vento, dell'assoluto e dei sacrifici imposti per raggiungerlo, a G. Bernanos, questo monarchico contemporaneo spirituale di Giovanna d'Arco, questo contestatore che ha saputo parlare in tono giusto e meglio di chiunque altro in seno alle tragedie del XX secolo e che, anch'egli, amava la motocicletta. Personalità che pure si avvicina, per l'amore quasi maniacale del rigore artigianale, a Robert Bresson ed al suo cinema.

BF è un destino europeo che, nell'intesa profonda con l'alta lezione di Dom Bédos e per esprimere la sua fede nella bellezza musicale che trascende epoche, forme estetiche e concorrenti, non ha cessato di meditare attivamente le strade severe di un lavoro che ricerca, nel solco di Teilhard de Chardin, tramite la materialità dell'oggetto costruito di liberarne l'infinito per declinarne tutte le potenzialità.

                                                                                                                                             Georges Hebby

 

BARTHELEMY FORMENTELLI , FACTEUR D’ORGUES ET DE CLAVECINS.

BIOGRAPHIE

LA JEUNESSE

Barthélémy Formentelli est né 1939 à Courquetaine, tout près de Chaumes-en-Brie, de parents italiens originaires de la Valcamonica. Il reçut du Curé du village, le Chanoine Marcel Thomas, qui avait dirigé la maîtrise de la Cathédrale de Meaux, les premiers rudiments du chant et du clavier.

A quatorze ans, il fut confirmé dans sa résolution de faire l’apprentissage du métier de Facteur d’Orgues, quelles qu’en fussent les difficultés, grâce peut-être à de mystérieuses relations entre Courquetaine (ancien fief des Couperin) et Brescia, patrie des Antegnati, célèbres facteurs d’Orgues italiens.

Après deux années d’école de menuiserie traditionnelle à Paris, B.F. entra aux anciens établissements Gonzales dans la banlieue parisienne, pendant 7 ans, auprès des derniers maîtres dépositaires de la tradition.

Il y parcourut les différents cycles de l’apprentissage artisanal du métier. Il passa ensuite deux années dans le Jura, chez les Facteurs Hartmann – Bourgarel, tout en fréquentant « les sonorités de l’ancien Riepp de la Collégiale de Dôle.

A à peine 20 ans, B.F. restaura l’orgue de Dammarie-les-lys près de Melun, qui fut inauguré par André Marchal et Jean Wallet. Après quoi il entreprit à moto une exploration de l’Italie à la recherche de richesses instrumentales oubliées ou méconnues, susceptibles de lui révéler les sonorités argentines dont il rêvait tant. Cela le conduisit, au début de 1964, à s’installer au sein de la Valpolicella, charmante  vallée « aux tournantes collines » près de Vérone, encouragé par L. F. Tagliavini puis par F. S. Colamarino, Don A. Turra, etc…

C’est là que, après s’être marié au Portugal en 1970, il deviendra père de trois enfants, et que, puisant dans le génie laborieux, muet et tenace de son ascendance montagnarde, il trouva la source d’inspiration la plus efficace pour réaliser, dans le sillon de la plus pure tradition artisanale, sa poétique sonore.

Grâce à cette extension méditerranéenne, il connaîtra le musicien Sergio Vartolo, qui l’encouragera à s’intéresser plus particulièrement à la facture des instruments historiques à clavier.

Jusqu’à aujourd’hui, B.F. a restauré ou construit près de 300 orgues, 120 clavecins et plus de 20 fortepianos (virginaux, épinettes, clavicordes, régales, orgues, pianos automates, etc…)

LA FACTURE D’ORGUE SELON B.F.

Dans l’atelier artisanal qu’il vient d’aménager, il met au point des méthodes de travail en rupture totale avec la facture dite industrielle ou de confection. Les fabriques d’orgues, en général, pour survivre et réduire les coûts, industrialisent au maximum les pratiques manuelles et les matériaux, et, pour la fabrication des tuyaux, recourent à des fournisseurs extérieurs. De cette façon on perd inévitablement le savoir, la discipline et la spiritualité qui distinguent l’artisanat d’art, comme ont put l’analyser, par exemple, des penseurs comme John Ruskin ou Simone Weil.

B.F. à l’inverse, choisit de suivre les principes de l’art de l’orgue classique, tels que les ont transmis les grands traités encyclopédiques et pratiques du 18ème siècle, avant tout « L’Art du Facteur d’Orgue » de François Dom Bédos de Celles.

Il construit des orgues à transmission mécanique pour les registres, comme pour les claviers, en s’appropriant, pour l’arrangement phonique comme pour la structure, l’esprit des règles de la tradition classique de l’orgue.

B.F. rejette absolument toute forme de clientélisme, incompatible avec sa philosophie du travail, uniquement soucieux qu’il est de mettre en œuvre des projets attentifs aux leçons d’histoire et des grands ancêtres. Aussi se heurte-t-il souvent soit aux impératifs du marché, soit aux accusations de fidélité exclusive au passé.

Accusé même de « formentelliser »  l’harmonie des instruments anciens, il soutient simplement que selon Dom Bedos (qui est à la Facture d’Orgue, ce que Bach dirait il est à la création musicale) l’harmonie des jeux de l’orgue doit posséder ces sept qualités qui semblent des contraires : « sonore et doux, brillant et moelleux, éclatant et tendre, et net. Chaque jeu a son harmonie particulière, mais il doit toujours réunir  ces sept qualités ».

Toutefois, B.F. pratique dans ces instruments neufs sa propre harmonie instrumentale, en restant le plus conforme possible aux sept qualités suscitées, convaincu avec D.B., comme Pythagore, que « l’harmonie c’est le juste équilibre des contraires » . Citation que l’on retrouve à peu près semblable chez ce facteur G. Corsi 1738 de Gênes : « Ho in appresso da intonare tutte le canne bisognose in maniera che diano fuori voce ben chiara e netta e non fosca, vigorosa e non fiacca, argentina e  non bozza, voce infine che esca dalle canne tutte quante col suo vero frangente senza scivolare, al quale effetto alle canne che abbiano denti o sia tagli nella parte anteriore della loro linguetta, ho da fare tutta la diligenza per levarglieli ad effetto di restituire loro il frangente”.

Pendant l’hiver 2008, un groupe de musiciens/musicologues (dont F. Colamarino, H. Jourdan entre autres) ont été voir l’orgue Baumeister 1732 de l’Abbaye de Maihingen en Bavière. L’instrument nous est parvenu (cas unique en Allemagne) pratiquement inaltéré grâce à une longue clôture due à des scellés napoléoniens. Cela permet d’écouter le timbre réel d’un instrument ancien qui n’as pas été modifié. Qui écoute l’orgue de Maihingen (au réel, en disque) découvre un son vif, profond, impérieux, suggestif, d’une extrême richesse harmonique et d’une suavité surprenante : caractères en commun que l’on retrouve dans l’harmonie des orgues de B. Formentelli.

Cet instrument est en opposition manifeste aux tonalités soit dures soit closes qui tendent à réduire le tuyau à n’être qu’un simple générateur de la note fondamentale, ce qui ne peut manquer d’obscurcir fortement le timbre, ou l’harmonie intrinsèque des jeux d’orgue et leurs caractères sont anéantis.

Vieil objet de discussions est l’utilisation de dents dans l’harmonisation. B.F. s’y oppose en accord en cela avec D. Bedos et autres, dans le traité duquel ne figure nulle trace de cette pratique, insistant pour que les biseaux en pur plomb, soient coupés vivement, que la hauteur des bouches pour les jeux de Montre et Prestant, soient ouvert au cinquième de leur largeur et que l’on n’en retranchera qu’à la dernière extrémité.

Sachant toutefois que des traces de dents originelles ont été repérées dans quelques anciens instruments italiens, B.F sait très bien qu’en Italie , l’orgue à été très tôt soumis à l’art du chant soit  à l’église comme à l’Opéra.

A côté du Traité « L’Art du Facteur d’Orgue de D. Bedos » il y a, non moins imposant et important « L’art du Menuisier, de l’Ebéniste et Carossier » de son contemporain Monsieur Roubo le Fils. La somme de ces deux traités, uniques dans l’histoire humaine, revit aujourd’hui, grâce à l’homme d’art franco-italien, dans son chef d’œuvre : l’Orgue Pontifical Don Bedos-Roubo, terminé en 2010 (tricentenaire naissance de D. Bedos) installé en l’Eglise San Domenico de Rieti à 70 km de Rome.

Les autres sources utilisées par B.F. sont les quatre livres de l’Architecture de Palladio, Histoire de la Peinture de Vasari, les Lettres de Serassi et Lingiardi, La Vita di B. Cellini. L’art de toucher le clavecin de F. Couperin et bien d’autres matériaux qui s’y rapportent.

LES ŒUVRES :

Au cours des premières années en Italie, le souci d’élaborer des méthodes de travail s’inspirant des grands traités a aussi pour effet des périodes peu florissantes, économiquement parlant, pour l’atelier de l’organier.

Heureusement il tient bon grâce a sa force et ses dons artistiques, amplement manifestés spécialement à l’étranger où, entre tant de travaux qui lui sont commandés, B.F., particulièrement reconnu et estimé par Xavier Darasse et Jean-Pierre Decavèle, restitue à sa première splendeur le chef d’œuvre du début du 18ème siècle de Christophe Moucherel en la Cathédrale d’Albi, un merveilleux instrument de 5 claviers et pédalier cité comme le plus grand Orgue Classique de France . L’artiste a accepté le défi de la reconstruction et obtenu un plein succès, resituant l’orgue à ses anciennes splendeurs après la lente décadence du 19ème siècle, dont il avait été victime. Aujourd’hui le Moucherel résonne dans toute son éclatante sonorité, son élégance et sa douceur.

Mais les travaux de B.F. sont également nombreux en Italie. Les sonorités amerines, insolites et expressives de ses harmonies, peuvent être écoutées dans la capitale (Orgue Monumental du Jubilé à Ste Marie des Anges, ainsi qu’à St Jean de Latran avec la restauration de l’orgue Monumental du 16ème siècle de Luca Blasi).

LA LIGNEE.

Un des fils de B.F., Michel Octave, avance sur les traces du père et a ouvert son propre atelier à Camerino, dans les Marches, où il restaure maints instruments historiques dans la région.

L’autre fils Daniel est premier altiste solo à l’Opéra de la Ville de Lyon. La fille Claude Marguerite, précieuse et efficace pour l'entreprise, a developpé un'activité de haute classe pour l'élaboration de produits artisanaux culinaires pour réceptions matrimoniales et d'autres occasions festoyantes et congrès dans sa vaste propriété, Villa Fascinato de Legnago.

 B.F. INTERPRETE

B.F. est aussi un interprète raffiné: c’est un des rares facteurs qui, non seulement construit des orgues, mais aussi en joue de façon rigoureuse et exigeante, étonnamment professionnelle. Il pratique avec la plus grande attention ce qu’enseigne F. Couperin dans son « Art de toucher le clavecin », pour obtenir une élégante fluidité de l’harmonie : ni détachée, ni liée, mais articulée, comme dans l’excellente discipline du chant humain. Pour ceux qui apprécient « la belle éxécution » (articulée, délirante, expressive et gracieusement cadencée), comme dit F. Couperin, pour ceux qui ont les goût exquis, qui préfèrent ce qui touche à ce qui surprend.

L’APOTHEOSE DU GOUT CLASSIQUE FRANÇAIS LE DON BEDOS-ROUBO DE RIETI

B.F. a toujours placé au plus haut de son ambition artistique d’opérer concrètement l’alliance des deux plus grands traités : facture d’orgues et menuiserie ; autrement dit de construire l’orgue idéal jamais réalisé, celui-là même dont Don Bedos a conçu les plans, mais que la mort ne lui a pas permis de mener à bien. Maintenant Rieti, ou B.F. a réussi à donner forme et son au projet de Don Bedos, peur s’honorer d’avoir un des plus grands Momuments de l’Art de l’Orgue.

Il est étonnant qu’avant de donner à l’histoire un orgue français en Italie, ce facteur ait fait exactement le contraire à Manigod, au Carmel de la Paix à Mazille, près de Cluny en France, à Ste Jeanne de Chantal à Genève etc…, bâtissant ces splendides instruments dans le goût italien, dans una parfaite symétrie.

Aujourd’hui le chef d’œuvre des « resuscités » Don Bedos et Roubo, unique en son genre comme réalisation artistique depuis la Révolution Française, trône impérieusement dans l’église romane de St Dominique, restituée à son ancienne splendeur, après un long oubli qui l’avait entrainé au bord de la ruine et de l’abandon.

On objectera le peu de cohérence d’un orgue baroque français dans une Basilique italienne du 13ème siècle, comme certains l’ont fait remarquer. Mais le résultat est tel qu’il s’impose aux yeux et aux oreilles de tous.

UN DESTIN PARADOXAL

On pourrait penser qu’une telle réussite reste relative, dans la mesure où la construction de l’orgue de Rieti témoignerait d’une fidélité excessive à des modèles anciens, à une esthétique classique univoque, et ne relèverait que d’un travail d’archéologique, si heureux et réussi fut-il. Ce serait bien mal comprendre ce qui s’est joué ici et réagir selon le formalisme étroit d’un professeur d’esthétique. Car on ne saurait réduire cet instrument, même s’il s’en réclame à une catégorie, un style et un siècle, ni même aux impératifs techniques d’un traité, fut-ce celui revendiqué de Don Bedos et Roubo.

Car don Bedos lui-même l’affirme, l’important n’est pas de suivre « en tout les règles de l’art » au-delà de l’opération mécanique, l’essentiel est « la connaissance et le goût décidé de l’harmonie instrumentale « à quoi tout le reste est subordonné ». Et cette harmonie ne relève pas de règle à quoi s’asservirait la facture, mais de la « tournure de son génie ». L’un fera vivre « une harmonie mâle, fière, vigoureuse, brillante, l’autre aura pour son goût dominant une harmonie plus douce, plus tendre, plus fine, plus velouté ». Autrement dit, l’harmonie trascende règles, écoles, recettes et s’affirme comme la rencontre du génie personnel unique et de l’absolu musical rêvé, et c’est elle qui donne son âme à l’instrument, âme comme seule mesure authentique de sa qualité.

On voit donc à quel point une accusation d’archéologisme ou de phylologisme passerait à côté de l’essentiel.

La sonorité de l’orgue de Rieti : fraîcheur, clarté, vigueur, douceur, suavité, brillance, éclat ; reflète moins une époque passée que le tempérament d’une personnalité unique. Cette ascendance italienne spécifique qui fait passer dans les sonorités mesurées du classicisme français comme les vibrations dynamiques d’un moderne Tintoretto, qui peut aussi expliquer, par exemple, le choix exigeant exclusif de la transmission mécanique suspendue qui offre un toucher et une attaque personnels à l’encontre de la transmission électrique et autres, comodes, mais neutres et impersonnelles.

Nul passéisme dans un tel toucher aussi vif, sensible qu’exact, mais plutôt, en accord avec toutes les données structurelles de l’instrument, le rappel, par delà les sombres pesanteurs du symphonisme romantique, de la vocation liturgique de l’orgue que de multiples courants de notre modernité, en lien avec la chute post-conciliaire de la qualité musicale, tendent à oublier.

Et qu’est-ce peut le mieux répondre à cette chute musicale dans l’église, comme, à l’extérieur et en miroir au naufrage de l’âme humaine dans le consumérisme pultionnel qui se généralise, sinon l’accord improbable, mais ici fortement tenu, d’une unité de l’art musical de l’époque baroque et d’un tempérament moderne qui en actualise, dans un bois et un métal patiemment rendus à leurs puissances, les virtualités intemporelles.

C’est cet accord qui caractérise toute l’entreprise de B.F.  L’unité, d’abord, est celle d’un art qui associant étroitement la simplicité originelle du matériau choisi et du geste humain artisanal est porté par l’intuition sensible d’un infini jusqu’à atteindre au foyer de la vie musicale, là où, selon Philippe Charru « le lointain se fait proche », là où le verbe se donne.

Le tempérament créateur c’est celui irréductible d’un facteur d’orgues poussé par son « daimon » à refuser catégoriquement maints aspects du monde moderne - (ceux surtout qui dilapident l’idée même de discipline ou de sens) – au profit d’une méditation et d’une pratique constantes des haut lieux de la culture européenne, méditerranéenne en particulier. Mais c’est aussi le tempérament d’un artiste qui sait et aime du monde moderne, épouser le mouvement, voire le bruit, comme en témoignent, outre ses missions réparatrices ou constructrices dans son fourgon sur les routes d’Europe, sa passion de toujours pour la moto.

Personnalité paradoxale, donc, qui dialogue avec Bach et Don Bedos, mais aussi bien avec des champions motocyclistes comme Tarquinio Provini ou Valentino Rossi. A ce titre, il peut faire penser, par leur commun goût du vent, de l’absolu et des sacrifices qu’il exige, à G. Bernanos, ce monarchiste contemporain spirituel de Jeanne d’Arc, ce contestataire qui a su parler juste, mieux que personne, dans les tragédies du 20ème siècle et qui lui aussi, aimait pratiquer la moto ; ou encore, quant à leur amour quasi maniaque de la rigueur artisanale, à Robert Bresson au Cinéma.

B.F. c’est un destin européen qui, dans une entente profonde de la haute leçon de Don Bedos, et pour exprimer sa foi en une beauté musicale transcendant époques, formes et esthétiques, concurrents, n’a cessé de méditer activement les voies sévères d’un travail cherchant, dans le sillon de Teilhard de Chardin, à travers la construction d’un objet matériel fini à délivrer l’infini pour en décliner toutes les voix.

Georges Hebby

 

 

 

 

 

L'organo Baumeister di Maihingen (1737)

 

 

 

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